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lunedì 9 giugno 2014

Una lettura di Monia Gaita su Las Mantas de Dios

Cinzia carissima, terminata la lettura del tuo libro, ho ripercorso una frase di Rainer Maria Rilke cui sono particolarmente legata: "C'è una sola via. Penetrate in voi stessi. Ricercate la ragione che vi chiama a scrivere; esaminate se essa estenda le sue radici nel profondo luogo del vostro cuore." Ecco, io credo che tu abbia felicemente innescato un riuscito processo poetico facendo in modo che le idee si inscrivano in una struttura coerente, armoniosa, compatta e vibrante, dove la veglia, nel rimpianto di una perduta condizione edenica, sparge schegge assolute e pure, e cova epifania. Il condensato verbale, nella ricerca dell'essenzialità simbolica e di una diretta forza connotativo-definitoria delle parole, seleziona e ricompone impressioni ed emozioni con puntualità lessemica improntata a limpidezza e intellegibilità del dettato. I versi sono i grandi interlocutori che ci aprono alla realtà e alla vita, e contro la minaccia della morte sembrano ricondurci alla natalità del mondo dentro cui restiamo avvolti come in un utero materno. Perché alla fine, oltre il margine di irriducibilità della spazialità caotica che ci circonda, emerge su tutto, a risarcirci dagli schianti e dalle rotture del negato, l'alchimia di una salvezza, la rivelazione antica dell'istante, la favola di un viaggio in cui soggiorna un canto: un canto di bellezza che travolge il buio e lo sormonta.

2 giugno 2014


                                                                                               Monia Gaita

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